Google Photos censura le foto di cannabis, anche dove è legale
Google Photos blocca la ricerca di immagini legate alla cannabis, persino negli stati dove è completamente legale. Il problema riguarda sia Ask Photos con Gemini sia la ricerca classica.
Se pensavate che Google Photos fosse uno spazio neutro dove archiviare i vostri ricordi, preparatevi a una sorpresa piuttosto curiosa. La piattaforma di Google blocca qualsiasi ricerca legata alla cannabis — che si tratti di foglie, piante o prodotti derivati — anche nei paesi e negli stati dove il suo consumo è perfettamente legale.
Il problema è stato documentato in modo chiaro: sia la funzione classica di ricerca per parole chiave, sia la nuova Ask Photos — la modalità conversazionale alimentata da Gemini, l'intelligenza artificiale di Google — restituiscono risultati vuoti o si rifiutano proprio di rispondere quando si cerca qualcosa legato alla marijuana. Digitare "cannabis", "weed" o termini simili non porta da nessuna parte, anche se nelle vostre foto non c'è nulla di illegale.
Guardando i numeri senza filtri, la lettura più onesta è che il prodotto convince in alcuni aspetti e delude in altri.
La causa sembra essere un sistema di filtri eccessivamente zelante, pensato probabilmente per evitare che l'IA venga associata a contenuti potenzialmente sensibili. Il problema è che questo approccio non tiene conto del contesto geografico o legale: negli Stati Uniti, ad esempio, diversi stati hanno legalizzato la cannabis sia a uso ricreativo che terapeutico, eppure il blocco scatta lo stesso. È come se Google avesse deciso di applicare le regole più restrittive possibili a livello globale, senza distinzioni.
Noi di telefoni.net troviamo la vicenda particolarmente indicativa di un problema più ampio: quando l'intelligenza artificiale viene addestrata con guardrail troppo rigidi, rischia di diventare meno utile per gli utenti normali. Un genitore che fotografa una pianta officinale, un appassionato di botanica o semplicemente un consumatore adulto in un contesto legale si trova davanti a un muro invisibile, senza spiegazioni.
Google non ha ancora rilasciato una dichiarazione ufficiale in merito, né ha comunicato se intende rivedere questa policy. Nel frattempo, chi utilizza Google Photos come archivio fotografico principale dovrà fare i conti con questi limiti, cercando magari di aggirare il problema con termini alternativi — ammesso che funzionino. Una situazione che vale la pena tenere d'occhio, soprattutto alla luce dell'espansione delle funzioni IA all'interno dell'app.
La programmazione e la tecnologia fanno parte del mio lavoro, ma negli anni ho iniziato a raccontarle anche attraverso il giornalismo. Mi piace soprattutto seguire quello che succede nel software: dagli aggiornamenti dei sistemi operativi alle nuove funzioni delle app di sistema.
