Corea del Sud vieta smartphone a scuola: le regioni lanciano le "No Phone Campus"
La Corea del Sud accelera sulla lotta agli smartphone nelle scuole. Diverse regioni, dalla Gyeonggi alla Daegu, lanciano progetti pilota per bandire i telefonini dalle aule e ridurre il cyberbullismo. Entro il 2027 arriveranno anche i "clean phone" senza connessione internet.

La Corea del Sud affronta con misure concrete il problema della dipendenza da smartphone tra gli studenti. Secondo quanto riportato da ITHome e confermato dal primo emittente nazionale coreana, multiple regioni hanno iniziato a implementare progetti pilota per ridurre l'uso di dispositivi mobile nelle scuole, con l'obiettivo di aumentare la concentrazione durante le lezioni e arginare il cyberbullismo.
Tutto è partito dalla revisione della legge sull'istruzione primaria e secondaria entrata in vigore a marzo. Il testo proibisce esplicitamente l'uso di smartphone durante le ore di lezione, ma lasciava in sospeso questioni cruciali: come devono essere custoditi i telefoni? Cosa accade durante le pause? Dopo mesi di pressioni dal mondo dell'istruzione, le autorità regionali hanno deciso di muoversi in autonomia con sperimentazioni concrete.
La provincia di Gyeonggi (quella di Seul) ha annunciato l'istituzione di 300 "campus senza telefono" entro la fine dell'anno. Nelle scuole aderenti, gli studenti non potranno usare alcun dispositivo non legato alle attività didattiche. In cambio, le scuole amplieranno programmi di lettura, attività artistiche e sportive come valide alternative. È uno scambio: meno tempo sullo schermo, più tempo su esperienze tangibili.
Ma le iniziative vanno oltre il semplice divieto. La provincia di Kangwon ha annunciato un progetto ancora più radicale: entro il 2027, distribuirà 10.000 "clean phone" — telefonini senza funzionalità di connessione internet — agli studenti delle scuole partecipanti. Dispositivi che permettono solo chiamate e SMS, azzerando così la tentazione di navigare, giocare o utilizzare social network durante l'orario scolastico. Daegu e Jeolla del Nord hanno già confermato che avvieranno sperimentazioni analoghe a settembre.
A livello nazionale, il ministero dell'Istruzione coreano ha in programma un progetto ancora più ambizioso. A partire da settembre, 200 scuole volontarie fungeranno da laboratori pilota. Se i risultati saranno positivi, nel 2027 il programma si espanderà a 400 istituti. Un approccio graduale che testimonia sia la consapevolezza del problema che la cautela nel implementare restrizioni su scala massiccia.
Da telefoni.net osserviamo che questo fenomeno non è esclusivamente coreano. Le lotte contro la dipendenza da smartphone nelle scuole emergono ovunque: dalla Repubblica Ceca (che ha già vietato i telefoni anche durante gli intervalli) ai paesi europei. Tuttavia, la Corea del Sud si distingue per l'approccio sistematico e il coinvolgimento diretto dei produttori di tecnologia nel trovare soluzioni alternative, come i "clean phone".
A sentimento personale, il prodotto convince meno di quanto racconti il comunicato — ma è una prima impressione, non un giudizio finale.
Per il mercato italiano, questa tendenza rappresenta un segnale interessante. Sebbene nessuna misura analoga sia stata annunciata dal ministero dell'Istruzione italiano, il dibattito sulla riduzione dell'uso di smartphone nelle scuole rimane attivo anche qui. I modelli coreani potrebbero ispirare nuove politiche nelle scuole italiane, specialmente considerando che le piattaforme di case come Xiaomi e altri produttori globali continuano a sviluppare dispositivi sempre più coinvolgenti per i giovani utenti.
La domanda di fondo rimane: possono i divieti e i dispositivi limitati risolvere il problema, o è necessario un cambio culturale più profondo? La Corea del Sud prova a rispondere con gli esperimenti attuali. I prossimi due anni diranno se strategie di controllo hardware e incentivi alternativi funzionano davvero, o se la vera soluzione passa per l'educazione digitale e il coinvolgimento delle famiglie.
La programmazione e la tecnologia fanno parte del mio lavoro, ma negli anni ho iniziato a raccontarle anche attraverso il giornalismo. Mi piace soprattutto seguire quello che succede nel software: dagli aggiornamenti dei sistemi operativi alle nuove funzioni delle app di sistema.
