Apple perde la battaglia antitrust: addio alle commissioni sui pagamenti alternativi
Dopo anni di scontri globali con i regolatori, Apple ammette in un documento ufficiale che non potrà più addebitare commissioni sulle transazioni attraverso piattaforme di pagamento alternative. Il colpo arriva dagli Stati Uniti, dove la corte ha smontato ogni tentativo di aggirare la norma.

Apple sta perdendo terreno nelle sue battaglie legali contro i regolatori antitrust, e questa volta il colpo potrebbe essere definitivo. In un documento depositato dalla stessa azienda di Cupertino, emerge che la società probabilmente rinuncerà a incassare commissioni dalle transazioni effettuate su piattaforme di pagamento esterne. È la sconfitta più rilevante finora, con implicazioni significative sul fatturato dei servizi Apple.
La sensazione, leggendo tra le righe del comunicato, è che manchi ancora qualcosa per convincere fino in fondo.
La situazione è il risultato di anni di pressioni normative globali. In Europa, la Commissione UE è stata la prima a intervenire, imponendo ad Apple di permettere app store alternativi poiché l'App Store ufficiale applica una commissione del 30% su ogni acquisto e acquisto in-app. Modelli simili sono stati adottati in Giappone e Brasile. Tuttavia, negli Stati Uniti la corte ha scelto una strada diversa: anziché imporre app store concorrenti, ha ordinato ad Apple di consentire ai sviluppatori di offrire acquisti in-app e abbonamenti attraverso piattaforme di pagamento alternative. Il problema? Apple ha continuato a trattenere circa il 27% dalle transazioni tramite store di terze parti, più il 3% di commissione di elaborazione del pagamento, rendendo di fatto il cambiamento irrilevante.
Quando il giudice ha notato questa manovra, ha considerato una chiara violazione della sentenza. Apple ha provato a sostenere che il tribunale non aveva specificato aliquote accettabili, offrendo infine commissioni differenziate: 15% per le app standard (con il 30% per gli acquisti in-app), 10% per programmi partner specifici come video e news, e 5% per le app del Small Business Program. Nonostante questi compromessi apparenti, la società ha ammesso che probabilmente non riuscirà a ottenere nulla. Le fonti mostrano che i ricavi dai servizi Apple subiranno un calo significativo nei prossimi trimestri, un'eventualità mai verificatasi prima, con potenziali conseguenze anche sulla valutazione azionaria dell'azienda.
Per l'Italia, questo significa che gli sviluppatori italiani e gli utenti italiani avranno accesso a metodi di pagamento alternativi su iOS senza che Apple trattenga commissioni aggiuntive su quelle transazioni. È un beneficio che si aggiunge a quanto già ottenuto attraverso le pressioni dell'UE, anche se la strada legale americana si è rivelata ancora più restrittiva nei confronti delle pratiche monopolistiche di Apple. Nel nostro mercato, piattaforme come Amazon Italia e altri fornitori di servizi digitali potranno offrire pagamenti diretti senza il costo intermedio di Apple.
Questa vicenda rispecchia una tendenza più ampia: i regolatori globali stanno stringendo il cerchio attorno ai modelli di business basati su commissioni elevate imposte da posizioni dominanti. Come abbiamo visto nei recenti interventi della Germania sul pop-up ATT, l'era dei compromessi apparenti per Apple sembra tramontare. La società che ha costruito l'ecosistema mobile moderno scopre che questo stesso ecosistema, ormai dominante, la espone a scrutini normativi senza precedenti.
Da telefoni.net osserviamo che il dato non è puramente tecnico: rappresenta uno spostamento di potere dalle piattaforme verso gli sviluppatori. Apple continua a controllare hardware e sistema operativo, ma la capacità di estrarre valore dalle transazioni monetarie — tradizionalmente il fulcro dei servizi iOS — si sta assottigliando. Se questo trend si consolida, potrebbe ridefinire la competitività dell'App Store rispetto ad alternative come i sideload, persino su dispositivi iPhone dove attualmente il controllo è assoluto.
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